Qualche ora prima che Trump desse l’ordine di attaccare il Venezuela, uno scommettitore anonimo aveva puntato più di 20mila dollari sulla caduta di Nicolás Maduro su Polymarket – uno dei principali siti che fanno parte del prediction market (“mercato predittivo”) basato su blockchain e criptovalute.
Lo stesso account, come ha ricostruito in dettaglio il Wall Street Journal, aveva scommesso nei giorni precedenti altri 14mila dollari sull’invasione del paese da parte degli Stati Uniti e sulla deposizione di Maduro – due probabilità che, al netto delle tensioni geopolitiche dei mesi precedenti, apparivano abbastanza remote.
Inutile dire che il valore delle quote è schizzato alle stelle non appena il 3 gennaio sono filtrate le prime notizie sull’operazione militare statunitense, permettendo allo scommettitore di realizzare oltre 400mila dollari. A rendere il tutto ancora più sospetto c’era il fatto che l’account in questione era stato creato alla fine di dicembre e aveva scommesso soltanto sul Venezuela.
I casi, dunque, sono due: o questo scommettitore è stato incredibilmente fortunato e lungimirante; oppure aveva accesso ad informazioni riservate, su cui l’amministrazione Trump e i vertici militari avevano mantenuto il massimo riserbo.
Se così fosse, saremmo di fronte a qualcosa di inedito: un caso di insider trading su eventi geopolitici epocali.
Polymarket non si è sbilanciata sulla natura della scommessa, ma si è comunque rifiutata di pagarla sostenendo che l’operazione non costituisce un’invasione militare vera e propria.
In un comunicato ufficiale – uscito più da una rivista di geopolitica che da un sito di scommesse – si legge che “la dichiarazione del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti ‘gestiranno’ il Venezuela, pur facendo riferimento a colloqui in corso con il governo venezuelano, non è di per sé sufficiente a qualificare come un’invasione la missione finalizzata alla cattura di Maduro”.
Questa spiegazione ha fatto infuriare molti scommettitori, che hanno accusato Polymarket di cambiare le regole in corsa e di non avere le competenze necessarie per prendere decisioni di questa importanza. “Che un’incursione militare, il rapimento e la conquista di un paese non vengano qualificate come un’invasione è semplicemente assurdo”, ha scritto un utente.

Per quanto possa sembrare bizzarro o inusuale, i cosiddetti mercati predittivi stanno avendo un impatto sempre più marcato sulla politica statunitense e globale.
Polymarket, per l’appunto, ne è l’esempio più lampante. Fondata nel giugno del 2020 dall’allora 22enne Shayne Coplan, la piattaforma è una via di mezzo tra un sito di scommesse e un sito di trading finanziario.
Funziona così: gli utenti acquistano e vendono degli smart contract (ossia contratti digitali sulla blockchain) basati su eventi futuri di qualsiasi natura – economici, sportivi o politici. Il prezzo di ogni contratto è dato dalla probabilità attribuita a quell’esito. Se le previsioni si rivelano esatte, la differenza tra il prezzo pagato e il valore finale del contratto viene liquidata in criptovalute.
Sebbene siti simili esistessero già in precedenza, la startup di Coplan si è affermata grazie alla sua facilità d’uso, a un’esigua quota minima di accesso alle scommesse e a particolari contingenze storiche – tra cui il boom del gioco d’azzardo durante la pandemia, l’allentamento di alcune restrizioni regolatorie e le elezioni presidenziali statunitensi del 2024.
È proprio in quel periodo, infatti, che la piattaforma è diventata nota al pubblico. Su Polymarket gli scommettitor davano in vantaggio Donald Trump sulla sfidante democratica Kamala Harris, contrariamente a quanto rilevavano i sondaggi tradizionali.
Dopo aver azzeccato l’esito elettorale – che comunque, va detto, era sempre stato piuttosto in bilico – la piattaforma ha acquisito la nomea di “termometro in tempo reale” della politica, più accurato e affidabile di media e istituti demoscopici.
Per l’accademico Jason Wingard i mercati predittivi sarebbero un barometro dell’opinione pubblica più oggettivo dei sondaggi. Quest’ultimi, ha scritto su Forbes, “misurano ciò che le persone dicono, mentre le scommesse misurano ciò che le persone credono. Quando l’onestà ha un costo, le persone sono semplicemente più oneste”.
Gli studi indipendenti sull’effettiva affidabilità delle piattaforme predittive sono al momento pochi, e alcuni di questi evidenziano diversi problemi strutturali – su tutti l’elevata facilità con cui possono essere manipolati.
Inoltre, dal punto di vista normativo, Polymarket opera in una zona che definire grigia è un eufemismo. Alcuni paesi la considerano un’azienda che fa trading finanziario, altri (come l’Italia) un sito dove giocare d’azzardo.
Negli Stati Uniti il suo status è piuttosto contorto e opaco. Nel 2022 l’azienda ha inibito l’accesso agli utenti statunitensi dopo aver pagato una multa di 1,4 milioni di dollari alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC, l’autorità federale che regola i mercati dei derivati finanziari) per non essersi regolarmente registrata.
Nonostante ciò, era comunque possibile accedere e scommettere con una semplice VPN (rete privata virtuale). Per questo motivo, verso la fine del mandato di Joe Biden, la procura federale di New York e la CFTC avevano aperto due inchieste. L’abitazione di Coplan era stata anche perquisita dall’FBI. Entrambe le indagini sono state però chiuse poco dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma su questo tornerò più avanti. A dicembre del 2025 Polymarket è tornato ufficialmente operativo negli Stati Uniti, seppure su invito e con limitazioni su alcune tipologie di scommesse.
L’altro grande problema che affligge la piattaforma, come dimostra dal caso del Venezuela, è quello dell’insider trading.
Mentre siti rivali come Kalshi lo vietano esplicitamente (anche farlo rispettare non è così facile), Polymarket non pone alcun limite. Anzi: Coplan incoraggia l’insider trading. “La cosa figa [della piattaforma] è che crea un incentivo finanziario per chi rivela informazioni al mercato”, ha detto durante un evento.
Non è l’unico a pensarla così. L’economista Robin Hanson ha dichiarato in un’intervista a Decrypt che “se lo scopo dei mercati predittivi è quello di ottenere informazioni accurate sui prezzi, allora è assolutamente necessario che chi ha informazioni privilegiate sia messo in condizione di operare, anche se questo scoraggia altri dallo scommettere”.
In un certo senso, Polymarket ha sdoganato e democratizzato l’abuso di informazioni privilegiate. Se fino a poco tempo fa era un sofisticato reato alla Gordon Gekko, ora è un redditizio strumento finanziario teoricamente alla porta di chiunque.
Lo scorso dicembre, ad esempio, un utente della piattaforma ha guadagnato un milione di dollari in appena 24 ore azzeccando alla perfezione i risultati annuali di Google Search – un’informazione che solo un dipendente di Google poteva conoscere con esattezza.
Due mesi prima, nell’ottobre del 2025, sulla piattaforma si è di fatto anticipata l’assegnazione del premio Nobel per la Pace a María Corina Machado. Qualche ora prima dell’annuncio ufficiale le sue probabilità di vittoria erano salite sospettosamente, come se qualcuno sapesse già tutto. Kristian Berg Harpviken, direttore dell’Istituto del Nobel, ha dichiarato “siamo stati vittima di un criminale che vuole lucrare sulle nostre informazioni”.
Il punto è che queste informazioni, a differenza del classico insider trading, non sono limitate alla finanza o alle Borse; riguardano, be’, lo scibile umano. Dopotutto, come ha spiegato a un evento il co-fondatore di Kalshi Tarek Mansour, “la visione a lungo termine è quella di finanziarizzare tutto e trasformare la differenza di vedute in un bene commerciabile”.
E questo ci porta all’ultima grande problematica delle piattaforme predittive, quella che attira le maggiori critiche e perplessità: la totale assenza di scrupoli etici e morali.
Su Polymarket e altri siti simili si può scommettere se Zelensky indosserà o meno un vestito nel corso di un incontro ufficiale; se una specifica zona sarà colpita da un disastro naturale; se un incendio in una determinata zona sarà spento o meno; in quale giorno e in quale ora morirà il Papa; quanti post farà Elon Musk su X; e così via.
E si può pure scommettere su elezioni, decisioni politiche e persino sulle guerre. Si possono infatti puntare soldi sull’uso di armi nucleari da parte di Vladimir Putin, sugli spostamenti del fronte in Ucraina (con tanto di mappe truccate per mostrare inesistenti avanzamenti dei russi), sul genocidio nella Striscia di Gaza, sulla caduta del regime degli Ayatollah in Iran, su quando Trump annetterà la Groenlandia o sulla Terza guerra mondiale.

L’atto di scommettere anonimamente sull’attualità politica ha implicazioni enormi, e può davvero ridefinire il concetto di “conflitto d’interesse” portandolo verso territori inesplorati.
Un deputato, ad esempio, può comportarsi come un calciatore che si vende una partita – magari contribuendo a far approvare, o far affossare, una legge su cui aveva scommesso. E lo stesso può fare un militare che mette soldi sull’esito di una operazione militare segreta di cui è a conoscenza.
In altre parole: con Polymarket si è finanziariamente incentivati a truccare la politica.
Nel tentativo di scongiurare questo scenario, il parlamentare democratico Ritchie Torres ha recentemente depositato una proposta di legge per vietare a funzionari pubblici e dipendenti federali in possesso di “informazioni rilevanti non pubbliche” di operare sui mercati predittivi.
Ma per l’amministrazione Trump le piattaforme di scommesse non vanno regolamentate per un motivo molto semplice: sono un’ottima fonte di guadagno personale per il presidente, la sua famiglia e i broligarchi della Silicon Valley.
Non a caso, sia Peter Thiel che Marc Andreessen hanno investito centinaia di milioni di dollari su Polymarket e Kalshi. E non a caso l’ha fatto il primogenito Donald Trump Jr., che è pure consulente strategico di entrambi i siti.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, ha ricostruito il New York Times in un lungo approfondimento, Trump e i suoi familiari “si sono lanciati in una campagna di arricchimento senza precedenti nella storia americana contemporanea”. Le attività legate alle criptovalute sono attualmente le più redditizie della Trump Organization, e sono la diretta conseguenza delle politiche promosse dalla sua amministrazione.
Il presidente – che fino a qualche anno fa era un accanito detrattore del settore – ha smantellato le restrizioni introdotte dal suo predecessore, fatto archiviare le indagini delle agenzie federali (tra cui quella con Polymarket), lanciato una memecoin e incassato finanziamenti milionari dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti attraverso la stablecoin della World Liberty Financial, la società gestita dai figli e dall’inviato speciale Steve Witkoff.
Questa commistione tra affari pubblici e interessi privati è talmente palese e sfacciata da far impallidire il Berlusconi dei tempi d’oro. Lo stesso Trump, del resto, rivendica apertamente di essere in conflitto d’interesse. “QUESTO È UN GRANDE MOMENTO PER ARRICCHIRSI, MAI COME ADESSO”, ha scritto qualche mese fa su Truth Social nel suo consueto stile urlato.
E in effetti, l’ascesa dei mercati predittivi è davvero l’emblema dell’era trumpiana. Un’era in cui giocare d’azzardo su guerre, catastrofi e più in generale sulla sofferenza umana non è un’azione riprovevole, ma semplicemente la nuova normalità.
Leonardo Bianchi