Luca Guadagnino non è nuovo al clamore che accompagna i suoi film.
Fu così per Melissa P., venduto come uno spettacolo provocatorio e sovversivo, per rivelarsi poi come un’opera più compromessa che compromettente; fu così anche per il remake di Suspiria, che scatenò l’ira di molti estimatori dell’originale. Lo stesso Dario Argento aveva definito il film di Guadagnino lontanissimo dal suo, tanto che rispondendo a una domanda dal pubblico, durante un incontro organizzato dal Fi Pi Li Horror Festival di Livorno, aveva detto: “Poteva anche non chiamarsi Suspiria, sarei stato più contento. […] È un film elegante, ben fatto, come fa sempre Guadagnino. Sempre tutto bello: bei tendaggi, bei mobili, dei piatti stupendi, fantastici! Questa qui è la sua vocazione.”
Dopo aver collaborato con Daniel Craig in Queer (2024) e con Julia Roberts e Andrew Garfield in After the Hunt (2025), Guadagnino ha accettato di dirigere una sceneggiatura scritta da Simon Rich, già autore del Saturday Night Live e de I Simpson. A quanto sappiamo, la trama dovrebbe concentrarsi sul consiglio di amministrazione di OpenAI, composto da Mira Murati, Elon Musk, Sam Altman, Ilya Sutskever (lo scienziato che ha lavorato al modello di machine learning che si nasconde dietro ChatGPT e che dovrebbe essere il vero protagonista del film). Secondo quanto emerso, il film dovrebbe offrire un punto di vista interno su alcuni fatti di cronaca reali, ovvero la provvisoria estromissione di Altman da OpenAI nel novembre del 2023.
Fino a non molto tempo fa, oltre al titolo, Artificial, era data per certa anche la presenza di Andrew Garfield nel ruolo dello stesso Altman. Poi sono stati via via confermati nel cast anche Ike Barinholtz (The Studio), Yura Borisov (Anora), Cooper Kock (Monsters: The Lyle and Erik Menendez Story), con nomi importanti anche dietro la macchina da presa: la colonna sonora viene affidata a Damon Albarn, anima e frontman dei Blur e dei Gorillaz.
Si sapeva anche che la pellicola, girata tra San Francisco e Torino, era praticamente finita.
Il pomeriggio del 6 giugno 2026, intervistato sul palco della Festa dell’innovazione da Michele Masneri, Guadagnino ha detto di aver lavorato al film in assoluta libertà, lasciando trasparire un certo spirito critico nei confronti di chi ha spacciato e venduto ChatGPT come l’unica realtà totalitaria possibile del presente e del futuro.

Il regista palermitano ammette di non aver voluto incontrare nessuna delle controparti reali rappresentate nel film, augurandosi (scherzosamente?) di non incrociare mai il loro cammino.
Guardando alla filmografia di Luca Guadagnino, non è difficile immaginare che si sia avvicinato ai personaggi di questo film con estrema perizia, dissezionandoli sulla base di una visione personale, tendenzialmente severa e pungente. Spesso infatti i protagonisti portati sullo schermo dall’autore di Call Me by Your Name inseguono desideri pericolosi e quasi mai ottengono ciò che vogliono.
Ed eccoci a qualche settimana fa, quando avviene il fattaccio che ha investito non solo la cronaca cinematografica, ma anche e soprattutto quella socio-economica: Amazon MGM, lo studio che si sarebbe dovuto occupare della distribuzione di Artificial, rinuncia al film, dichiarandosi un partner non più adatto a questo tipo di produzione. Tutti ne parlano, escono articoli da tutte le parti, e le motivazioni dietro all’inversione di rotta dello studio vengono subito accostate ai recenti accordi tra Amazon e OpenAI: un affare da decine di miliardi di dollari.
Interpellato durante un talk condotto da Lilli Gruber, Guadagnino ha paragonato quanto accaduto al caso del film televisivo del 2003, The Reagans, ridimensionato nella distribuzione dopo le forti pressioni ricevute.
Secondo alcune indiscrezioni emerse dalle proiezioni, Altman sarebbe stato ritratto da Guadagnino come un affabulatore, un bugiardo patologico che nutre la leggenda della sua nuova creazione rivoluzionaria.
La risposta che si nasconde dietro al mistero sembra essere la più triste e banale di tutte: i soldi. Chi vorrebbe sfigurare con un partner così potente? Dopo Amazon, anche Netflix, A24 e Focus hanno rinunciato ad acquistare i diritti di distribuzione. Nessuno sembra rendersi conto che l’alone di mistero che è andato condensandosi intorno a questo film potrebbe rivelarsi una forte spinta pubblicitaria e Artificial potrebbe diventare un vessillo ideologico interessante, un’opera utile nella discussione sull’intelligenza artificiale generativa e su tutti i personaggi che vi ruotano intorno.
Qualche giorno fa, la vicenda sembra aver imboccato la via che porta alla soluzione finale: Neon, la casa produttrice e distributrice indipendente americana fondata nel 2017 da Tom Quinn and Tim League, acquista il film, annunciando l’uscita di Artificial entro la fine dell’anno. Neon, pur rimanendo una realtà indipendente, ha già messo il timbro su molte pellicole di grande successo; tra queste è impossibile non citare Parasite e Anora, entrambe premiate con l’Oscar a Los Angeles e con la Palma d’oro a Cannes.
Nella spasmodica attesa di vedere finalmente questo film sul grande schermo (magari durante la prossima Mostra del Cinema di Venezia) viene spontaneo domandarsi se il risultato sarà all’altezza dell’interesse suscitato. Una cosa è sicura: prima ancora di essere visto, Artificial è già diventato un caso. E per un film di Luca Guadagnino, forse, non poteva andare diversamente.
Matteo Manganelli