Qualche giorno fa su Instagram mi sono imbattuta in una serie di inserzioni.
«Cuore grande, petto robusto, buon senso del ritmo. Accidenti, tra 13 mesi compio 70 anni e sto ancora cercando la mia dolce metà! Sei tu? Hai tra i 55 ai 75 circa, uno scintillio negli occhi, poesia nell’anima, un bel po’ di canzoni che raccontano la tua vita, e l’amore per il ballo, la cucina, le spezie, e una risata facile. Ti piace sentirti a tuo agio nel tuo corpo, sia vestita che svestita. Se ti piace la musica latina è un punto a favore. Io sono un uomo di 69 anni, nè alto nè ricco, ma a mio agio nella mia pelle e nel mio stile di vita».
«Donna, 34 anni, Brooklyn, studentessa di legge e futura avvocata del lavoro. Casalinga in senso buono, ama organizzare cene elaborate (vegetariane) e guardarsi Hacks a letto fatta, ma gira volentieri per New York per la vita culturale e adora le gite nello stato di New York e all’estero. Sincera, diretta, figlia maggiore iper-responsabile ma che è andata in terapia, adorabile. Cresciamo carlini presi in canile, non figli. Tu: 29-49 anni, qualsiasi genere, hai fatto campagna porta a porta per Zohran, non mi chiederai mai di andare in campeggio, odi l’intelligenza artificiale, se sei kinky è un punto in più. Vediamo chi sa fare il foglio di calcolo migliore per la nostra mappa di ristoranti su Google Maps; se vinci ti preparo i biscotti».
«Lesbica streghesca di Brooklyn cerca una futura moglie. Io: scrittrice di narrativa, 28 anni, un metro e sessanta, capelli ricci. Amo le camminate di due ore, guardare il pattinaggio artistico e la storia femminile. Tu: donna tra i 26 e i 32 anni, disposta a essere strana e sciocca, vuoi figli ma non animali, affettuosa ed empatica. Facciamoci lunghe conversazioni sconclusionate e vediamo film strani al BAM. Se ci innamoriamo, ti mostrerò i miei alberi preferiti al Giardino Botanico».
Forse qualcuno di voi riconoscerà il formato: è quello, piuttosto datato, degli annunci personali, tradizionalmente spediti da persone che cercano l’amore ai quotidiani della propria zona, da pubblicare in una sezione dedicata. È un formato che si potrebbe immaginare ormai in disuso, reso obsoleto dalle dating app, e invece questi tre annunci sono stati pubblicati a giugno dentro a Personals, una sezione fissa della newsletter pubblicata settimanalmente dalla rivista newyorkese The Cut.
Personals è nata circa un anno fa, e da allora sta riscuotendo un successo inaspettato, tanto che varie altre newsletter statunitensi hanno preso ispirazione e creato a propria volta delle sezioni di annunci per mettere in contatto i propri lettori che cercano nuove relazioni o amici. Prende ispirazione da una storica rubrica pubblicata su New York magazine – la rivista madre di The Cut – tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, Strictly Personal.

Gli annunci personali, però, esistevano da molto prima di Strictly Personal: il primo di cui si ha notizia certa fu pubblicato su un settimanale inglese nel 1695, e nel corso dell’Ottocento il formato si diffuse fino a diventare una presenza fissa dei quotidiani. Man mano che i giornali diventavano più economici cominciarono a uscire periodici dedicati esclusivamente alla ricerca di marito o moglie, con titoli espliciti come Matrimonial Herald o Matrimonial Gazette. Chi voleva rispondere a un annuncio lasciava un biglietto negli uffici del giornale, oppure si dava appuntamento in un luogo neutro indicato dall’inserzionista, come una biblioteca o un caffè.
Il momento di massima diffusione arrivò però nella seconda metà del Novecento. Verso la fine degli anni Ottanta i giornali locali americani cominciarono a collegare gli annunci a un numero telefonico a pagamento, il famoso 1-900, così che chi voleva rispondere chiamava una segreteria e pagava novantanove centesimi al minuto. Per i settimanali era una fonte di guadagno enorme. Il giornalista statunitense Dan Bockrath spiega che quelle riviste funzionavano come una specie di social network prima del digitale: la gente le comprava per sapere dove uscire la sera, e in fondo al giornale trovava anche gli annunci personali, di fianco alle rubriche di posta del cuore. Quando arrivò internet quel modello si prosciugò nel giro di pochi anni.
In questo contesto, il ritorno in auge degli annunci personali – reimmaginati per un pubblico che compra sempre meno i giornali cartacei – ha ovviamente a che fare con la crescente disaffezione nei confronti delle dating app. Chi le usa da anni racconta più o meno la stessa stanchezza: i profili si assomigliano tutti, le conversazioni si spengono senza portare da nessuna parte, e resta la sensazione di offrire i propri dati più vulnerabili a un’azienda che in cambio non mantiene le proprie promesse.
Gli annunci personali, invece, permettono di ripartire da due cose che le app hanno reso rare. La prima è una compatibilità di partenza. Chi si iscrive a una newsletter condivide già degli interessi e un certo modo di guardare il mondo con gli altri lettori, ha spiegato Camille Sojit Pejcha, che cura un Substack sul desiderio e la sessualità, Pleasure-Seeking. Nella sua esperienza, due persone che si incontrano tramite un contenuto comune partono da un terreno comune più solido rispetto a due sconosciuti qualsiasi, nello stesso modo in cui molti preferirebbero che l’amore della loro vita fosse presentato loro da un caro amico.
La seconda è il modo in cui ci si racconta. Anche un’app come Hinge chiede di descriversi per iscritto, ma lo fa attraverso risposte a domande preimpostate, e in ogni caso quel testo resta subordinato alle foto, che funzionano da primo filtro: prima si guarda, poi eventualmente si legge. Negli annunci personali, invece, la foto non c’è mai, quindi il testo non è un accessorio, e chi risponde lo fa necessariamente dopo aver letto. Lo spazio è poco, e questo obbliga a scegliere due o tre cose e a renderle vive invece di riempire venti campi. E poiché chi legge la newsletter è già un pubblico scremato, che condivide una certa sensibilità, ci si possono permettere riferimenti e battute che su un’app andrebbero perse.
Oltre a Personals, piacevolissimo da leggere anche per chi non vive a New York o non è alla ricerca dell’anima gemella, nell’ultimo anno l’idea è venuta anche a una serie di autori e creator più e meno di nicchia. John Fulton, che pubblica la newsletter The Eastside Rag sui quartieri della zona est di Los Angeles, ha raccontato all’Atlantic di essersi trovato a fare da «agenzia di incontri» quasi per caso: oggi, dice, gli annunci sono diventati il contenuto più atteso e apprezzato dai suoi lettori, e a marzo ha organizzato una festa per single in un locale della zona a cui si sono presentate più di trecento persone.
L’artista e regista Miranda July, sulla sua newsletter, ha costruito una rubrica chiamata Beguiled intorno a un questionario lunghissimo: chi vuole comparire risponde a domande sul perché è single, sui propri riti mattutini e su cosa direbbero di lui un ex o un amico, e chi è interessato compila lo stesso questionario, che arriva in privato alla persona. Emily Sundberg ha detto invece di aver aperto una sezione di annunci legata alla sua newsletter Feed Me su richiesta dei lettori, anche perchè era già capitato che nascessero delle relazioni alle feste organizzate dalla newsletter, e più di un iscritto le aveva segnalato di aver scritto sulle dating app che cercavano qualcuno altrettanto appassionato di Feed Me. Al lancio della sezione più di cento persone avevano già pubblicato un annuncio.
La versione che rinuncia più di tutte alle scorciatoie digitali arriva però da Londra, dove lo scorso novembre è nato un nuovo giornale cartaceo chiamato The Lonely Hearts Club, pensato per chi è stanco di swipe e algoritmi. Pubblicare un annuncio di quaranta parole costa trentacinque sterline, e chi vuole rispondere deve scrivere una lettera a mano indirizzata al codice del destinatario, senza messaggi diretti né email. La redazione riceve le lettere e le inoltra senza aprirle, così che tutto resti anonimo.
Il fondatore, Nilly von Baibus, ha raccontato di aver distribuito manualmente oltre cento copie del primo numero in una settantina di locali di Londra; il secondo, invece, è stato distribuito anche in città come Bath e Glasgow. Gli annunci dei numeri arretrati non scadono, e dal sito si può scaricare un vecchio numero e rispondere a un’inserzione anche mesi dopo la sua uscita.
Viola Stefanello