Civitek Festival, il Manifesto dei giovani chiede risposte

a cura di Redazione
Civitek Festival, il Manifesto dei giovani chiede risposte

Pistoia ha un primo Manifesto per le politiche giovanili nato dal confronto di Civitek Festival. Domenica 25 ottobre, alla chiusura del festival, l’assessora Elena Sinimberghi lo ha illustrato e consegnato al sindaco Giovanni Capecchi: otto principi elaborati a partire dagli Ecosistemi, i quattro tavoli nei quali, il giorno precedente, circa novanta ragazzi, ragazze avevano lavorato con educatori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni. Il documento rimane aperto. Contiene già, però, una richiesta abbastanza precisa da permettere a chiunque di verificarne il seguito: alle proposte dei giovani, l’amministrazione dovrà dare risposte motivate.

A una settimana da quegli incontri, è questo il risultato che merita più attenzione. Dal 23 al 25 ottobre, al centro fiere La Cattedrale, Civitek Festival ha registrato oltre cinquemila presenze. Marco Cappato e Cathy La Torre hanno affrontato il rapporto fra algoritmi e diritti; Leonardo Bianchi il potere delle piattaforme e i suoi legami con la politica. Ilaria Albano ha discusso il benessere e la pressione a essere sempre efficienti, argomento che riguarda anche chi ha già superato da parecchio l’età delle politiche giovanili.

Gli Ecosistemi hanno portato queste questioni alla scala della singola persona: quella che deve scegliere cosa studiare, trovare qualcuno con cui parlare, capire se la propria idea avrà un interlocutore. Il Manifesto nasce da questo lavoro e ne conserva un elemento prezioso: l’attenzione alle condizioni nelle quali un desiderio può diventare un tentativo.

Nel tavolo Educare, facilitato da Francesco D’Isa, i partecipanti hanno immaginato personaggi e percorsi di vita, confrontandoli con elaborazioni prodotte dall’intelligenza artificiale. Sono emerse le differenze determinate dalla famiglia, dalla formazione e dalle risorse economiche, comprese quelle necessarie per accedere agli strumenti. L’IA può accelerare alcuni passaggi; chi la usa continua ad avere una storia, un reddito, persone disposte ad aiutarlo oppure un aiuto da cercare. La facilità con cui uno strumento produce una risposta rende ancora più importante distinguere l’accesso alla risposta dalla possibilità di farne qualcosa. Educare all’innovazione significa occuparsi anche di questa distanza.

Prendersi cura, con Giovanni Siena, ha ricondotto la discussione sull’empatia artificiale alla qualità delle relazioni fra persone. La restituzione del tavolo contiene una formula che vale la pena leggere con attenzione: «umanizzare più gli umani che la macchina». La tecnologia è stata riconosciuta come un aiuto possibile in passaggi specifici; il punto riguarda la disponibilità di ascolto che trova chi cerca sostegno. Considerare questa ricerca significa chiedersi quanto tempo siamo effettivamente disposti a dedicare alla risposta. Il tavolo ha indicato la necessità di rendere più accessibili la presenza adulta e i legami di comunità.

Con Giordano Gasperini e Silvia Boccardi, Partecipare ha affrontato il bisogno di luoghi in cui prendere parola e incidere sulle decisioni. Nei lavori è emersa anche l’importanza di esercitarsi nel confronto, che richiede occasioni ripetute, interlocutori riconoscibili e la possibilità di sviluppare un’idea mentre la si discute. La richiesta uscita dal tavolo è di dare continuità a queste occasioni, con risorse e sostegno istituzionale.

Costruire il futuro, affidato a Francesca Farolfi e al pedagogista Stefano Alemanno, con le assessore, ha messo a fuoco ciò che gli adulti possono fare perché un progetto diventi praticabile. La sintesi dei lavori riporta questa richiesta: «fateci sperimentare, il coraggio lo mettiamo noi giovani ma voi aiutateci a realizzare il sogno». Dentro una frase che potrebbe essere facilmente applaudita e archiviata c’è una distribuzione delle responsabilità: chi propone si assume il rischio del tentativo, chi ha esperienza mette a disposizione strumenti e occasioni, accettando di accompagnare anche la parte incerta del percorso. Le critiche costruttive fanno parte dell’aiuto richiesto.

Da qui si comprende il posto riservato nel Manifesto al diritto all’imperfezione. Crescere comporta errori, cambiamenti di direzione e momenti in cui occorre fermarsi; il documento chiede che attraverso questi passaggi una persona conservi il riconoscimento del proprio valore. Prevede anche la fatica di capire l’errore e riparare quando serve. È un principio educativo serio proprio perché tiene insieme la responsabilità di ciò che si è fatto e la possibilità di fare meglio, lasciando a un risultato le sue dimensioni effettive: quelle di una prova, dentro una vita che continua.

Gli otto principi danno a queste richieste un ordine comune. Alla partecipazione che incide e ai luoghi da abitare si affiancano libertà digitale e pensiero critico, cura e relazioni, diritto all’imperfezione. Differenze e opportunità richiamano le condizioni di partenza; sperimentazione e fiducia precisano il ruolo degli adulti. Un futuro immaginabile lega l’orientamento alle possibilità presenti: poter esplorare un percorso, incontrare competenze utili e rivedere una scelta.

Il seguito proposto comprende incontri nel territorio, un raccordo fra Civico569 e gli altri spazi di aggregazione, un tavolo con amministrazione, Terzo settore, Università e giovani. Si prevede di valutare uno spazio digitale pubblico, attraverso una piattaforma come Decidim, e un bilancio partecipativo dedicato. Sono prospettive da sviluppare, con risorse e responsabilità da definire. Il Manifesto nasce nel percorso di amministrazione condivisa fra il Comune di Pistoia e il raggruppamento del Terzo settore guidato da Intrecci, nell’ambito di Civico569; ora propone di coinvolgere i giovani anche nella verifica degli impegni.

Il suo passaggio decisivo sta forse in una frase di apparente modestia: «Ogni progettualità portata all’amministrazione merita una risposta comprensibile e motivata». Prenderla sul serio significa spiegare anche un ostacolo, rendere leggibile una decisione, consentire a chi ha proposto qualcosa di tornarci sopra. Dopo un festival, la fiducia si misura anche così: dal tempo che una ragazza o un ragazzo sarà disposto a dedicare alla prossima proposta, avendo visto che cosa è successo alla precedente.

Redazione