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I Robot-Chef conquistano i ristoranti cinesi

I Robot-Chef conquistano i ristoranti cinesi

Camminando lungo Nanjing Road, storica e affollata arteria dello shopping della città di Shanghai, oggi è possibile ordinare un caffè senza interagire con un essere umano. Quella che potrebbe sembrare l’evoluzione delle classiche macchinette automatiche da ufficio è in realtà qualcosa di più sofisticato: un braccio robotico macina i chicchi, monta il latte ed esegue, su richiesta, bevande personalizzate, comprese decorazioni di latte art.

Il robot barista non è però un semplice vezzo futuristico. Shanghai sta puntando a un modello di ristorazione basato sull’intelligenza artificiale: robot che cucinano, servono e puliscono, cucine automatizzate e menù guidati dai dati raccolti. Applicare l’IA a questo settore significa ridurre la dipendenza dalla manodopera, standardizzare i processi, raccogliere informazioni sui consumatori e ottimizzare le catene di approvvigionamento, riducendo costi e sprechi.

In un contesto sociale segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla fine dell’era della manodopera a basso costo, l’automazione dei servizi assume per la Cina un valore strategico. L’AI dining non è solo una questione tecnologica o gastronomica, ma un indicatore delle trasformazioni strutturali dell’economia cinese: dalla fabbrica al piatto, l’automazione diventa uno strumento di competitività globale, ridefinendo lavoro, consumo e spazio urbano.

Immagine via Google Creative Commons.

Pensandoci, i robot non sono una novità assoluta nelle nostre cucine. Da decenni elettrodomestici intelligenti – lavastoviglie, forni programmabili, macchine del caffè automatiche, robot aspirapolvere – hanno “alleviato” progressivamente la pesantezza di alcune mansioni. Ma fino a che punto l’efficienza può spingersi senza erodere la dimensione relazionale, artigianale e culturale del mangiare fuori?

Il progetto cinese guarda esplicitamente oltre i confini nazionali. Le autorità cittadine intendono accompagnare i ristoranti di Shanghai nell’espansione internazionale, sostenendoli con una supply chain intelligente in grado di garantire standardizzazione, tracciabilità e replicabilità in tutto il mondo.

Il mercato del foodtech guidato dall’AI dovrebbe raggiungere 27,7 miliardi di dollari entro il 2029

L’adozione su larga scala di sistemi di ristorazione “AI-driven” rafforza il controllo sui dati: gusti, abitudini di consumo, flussi urbani. Un’attività quotidiana come mangiare fuori casa si trasforma in una fonte di intelligence economica che, se integrata con piattaforme di pagamento digitale, consegna a domicilio ed e-commerce, contribuisce a consolidare un modello di economia digitale fortemente centralizzata. La Cina va in questa direzione ormai da tempo, ma il pubblico occidentale sembra restare scettico su alcuni aspetti.

Un robot può calcolare il tempo di cottura ottimale per una ciotola fumante di noodles, ma l’opinione pubblica sembra più preoccupata per il sapore e l’autenticità dei piatti sfornati da un braccio robotico.

Immagine via Google Creative Commons.

A Londra, ad esempio, ha da poco aperto Yari Club, un ristorante giapponese futuristico con un robot yakitori che sforna i tipici spiedini di pollo alla griglia.

Il robot, esibito come attrazione in vetrina, non prende ordini né serve: è fondamentalmente una macchina-griglia automatica che cuoce gli spiedini con precisione ma, di fatto, non sostituisce chef e camerieri. Per un potenziale cliente con determinate intolleranze o allergie, l’assenza di flessibilità della macchina si è tradotta in frustrazione e in un’uscita immediata dal locale. Il cibo? Buono e abbastanza economico, ma l’impressione generale è che l’automazione, da sola, non regga ancora.

Quando si parla di robot contro manodopera, torna alla mente una scena del romanzo La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl: il padre di Charlie Bucket perde il suo impiego in una fabbrica di dentifricio perché sostituito da un robot. Solo più avanti, paradossalmente, trova una nuova occupazione proprio come tecnico incaricato di riparare quella stessa macchina. Il progresso porta con sé opportunità e perdite, spesso in modo asimmetrico.

Questo ci spaventa e ci affascina al tempo stesso. Lo si legge negli occhi di chi, con curiosità e diffidenza, si ferma davanti alla vetrina da cui si osserva il braccio meccanico del barista robot preparare in pochi secondi un cappuccino perfetto.

Camilla Fatticcioni