FAR EAST

Le sbarbine digitali e l’economia degli affetti in Cina

Le sbarbine digitali e l’economia degli affetti in Cina

Siamo tutti più soli, ma non allo stesso modo.  Nell’era del “solo-maxxing” c’è chi parla di come ottimizzare la solitudine vantandosi online di quanto sia cool il celibato volontario, ma c’è anche chi, nel vasto universo digitale, cerca compagnia. Nell’era della condivisione è quasi paradossale che sia ancora considerato imbarazzante mostrarsi vulnerabili e aprirsi. E se il dating reale è diventato per molti un inferno, non stupisce che ci sia chi preferisce trovare connessioni in chat, senza il rischio che quel tipo di rapporto possa approdare nel mondo reale.

Non è una deriva recente.  Da tempo parliamo di come l’intelligenza artificiale sia diventata per molti un amico a cui confidare segreti. Sempre per The Bunker avevamo esplorato come in Giappone già da qualche anno la solitudine viene compensata affittando per un giorno un partner, oppure abbonandosi online a servizi di chat IA che simulano relazioni sentimentali.

Il modo per connetterci sembra essere diventato quello che ci ha reso ancora più disconnessi dalla realtà. Alla fine ci siamo abituati a colmare il vuoto che molti di noi hanno attorno in una sorta di economia virtuale degli affetti.

Ed è proprio qui che l’affetto smette di essere una risposta al bisogno di vicinanza e diventa una risorsa: qualcosa che può essere offerto, simulato, scambiato, acquistato o monetizzato. 

Il tempo e le energie dedicate alla cura o alle relazioni sociali sono diventati risorse capitalizzabili. 

Come riportato in un articolo di Sabrina Ardizzoni pubblicato nella newsletter Il Partito di Simone Pieranni, il lessico mediatico cinese continua a generare nuove figure sociali attraverso cui leggere le fratture e le ambivalenze di una Cina contemporanea segnata dalla solitudine. Tra queste emergono le jingshen xiaomei, un’espressione ancora fluida ma già molto significativa: jingshen rimanda allo spirito, all’energia vitale e alla sfera emotiva, mentre xiaomei significa letteralmente “sorellina”.

Giovani donne che vivono alla giornata, tra lavoretti saltuari pagati in nero e piccoli furti. Nell’ultimo periodo hanno iniziato anche a popolare le chat di uomini di mezza età, spesso facendo leva su formule di confidenza e vicinanza emotiva.

Messaggi apparentemente innocui, come “zio, mi manchi”, diventano l’innesco di relazioni digitali nelle quali circolano piccole somme di denaro, mance o richieste di prestito. Si tratta generalmente di importi modesti, tra i 10 e i 30 yuan, ovvero circa tra 1,5 e 4 euro circa, abbastanza bassi da restare sotto il radar dei sistemi di controllo delle piattaforme.

Alcune di queste ragazze riescono a mantenere centinaia di contatti contemporaneamente, trasformando la conversazione affettiva in una fonte di reddito non trascurabile. Non si tratta di prostituzione in senso stretto, né di una semplice truffa: è piuttosto una forma di microeconomia relazionale che prospera nella zona ambigua tra bisogno di attenzione, solitudine maschile, performance dell’intimità.

A rendere possibile questo meccanismo è anche il profilo di molti degli uomini coinvolti: appartenenti alle generazioni nate negli anni Settanta e Ottanta, spesso cresciuti dentro modelli familiari e sociali molto tradizionali. Contesti in cui mostrare fragilità, solitudine o frustrazione può risultare difficile, le relazioni via chat offrono una valvola di sfogo: un non-luogo dove non ci si sente giudicati, ma al tempo stesso visti.

È qui che l’intimità digitale mostra la sua ambiguità più profonda: non perché sia irreale, ma perché è perfettamente funzionante. L’attaccamento, il conforto e, fino ad arrivare alla dipendenza emotiva, non hanno a volte nulla di simulato o fittizio dal punto di vista di chi li vive.

Nel complesso sistema dell’economia degli affetti, però, si perde progressivamente la reciprocità. Si tratta di relazioni che si reggono su una promessa di presenza continua, resa possibile dalla loro stessa capitalizzazione, e che finiscono per ridurre il legame a un antidoto temporaneo alla solitudine.

Camilla Fatticcioni