L’uomo che prova i metodi di guadagno facile al posto tuo

a cura di Viola Stefanello
L’uomo che prova i metodi di guadagno facile al posto tuo

Da anni, i contenuti online che promettono di insegnare come arricchirsi nel tempo libero sono un genere a sé. Quasi sempre, i video che parlano di “passive income” sono ambientati in stanze luminose e un po’ asettiche. Al centro dell’inquadratura ci sono giovani, spesso uomini, di bell’aspetto o quanto meno ben curati. Parlando con la sicurezza di chi sa quel che dice, spiegano come guadagnare centinaia di euro (o meglio: dollari) al giorno senza fare quasi nulla, tra e-book generati con intelligenza artificiale e venduti su Amazon, corsi su come vendere corsi, app che ti pagano per guardare video o per mettere like agli influencer. Le premesse sono sempre le stesse: non sono richieste competenze, non serve più di qualche minuto al giorno, e i soldi fioccheranno come neve in Canada a gennaio. Loro hanno scoperto questo segreto: ora lo conosci anche tu.

Quasi sempre, sono attività che vengono presentate come “side hustle”, letteralmente “lavoretti secondari”. Dietro al termine si nascondono però molte occupazioni diverse, più o meno legittime: è un side hustle insegnare yoga nel weekend, rivendere vestiti vintage su Vinted, produrre oggetti in ceramica e venderli. Lavori che, con un certo sforzo, potrebbero diventare occupazioni a tempo pieno, e che richiedono tempo e competenze. E poi ci sono tutte le side hustle che vengono esplicitamente vendute come scorciatoie, metodi apparentemente automatici per generare soldi gratis con il minimo sforzo.

Distinguere tra queste due categorie molto diverse di side hustle è il passatempo principale di Ryan, un creator che su Instagram e TikTok ha guadagnato centinaia di migliaia di follower grazie al suo profilo @sidehustlereview. Il suo formato è semplice: prende i metodi di guadagno facile che circolano online, li mette alla prova in prima persona, e documenta quanto tempo ha effettivamente speso e quanti soldi ha realmente guadagnato. I risultati, nella maggior parte dei casi, sono deludenti e frustranti.

Ryan racconta di aver cominciato quasi per caso. “La mia casa aveva subito dei grossi danni per via di una tempesta, e avevo bisogno di soldi extra per ripararla”, racconta. “Così, ho iniziato a cercare side hustle online e ne ho provata qualcuna. Mi sono reso conto molto in fretta che la maggior parte di quelle che mi si paravano davanti erano raccontate in modo talmente superficiale da risultare sospette”. 

Ryan lavora nel marketing, il che gli dà un vantaggio dato che capisce come funzionano i modelli di business che sta analizzando. Per il resto, il suo metodo è relativamente standardizzato: dedica a ogni side hustle circa due ore al giorno, per due settimane. “L’obiettivo è semplice: vedere se mi permette di fare soldi in quella finestra”, spiega. Poi analizza quanto impegno è davvero servito per fare quei soldi. Inizialmente recensiva soprattutto i metodi in cui si imbatteva spontaneamente, ma oggi dice di non averne quasi più bisogno. “A questo punto li trovo principalmente attraverso i tag degli utenti”, dice. “Sento ormai di aver visto quasi tutto, ma di tanto in tanto viene ancora fuori qualcosa di nuovo o inusuale: se la gente è curiosa, io lo testo volentieri”.

Quello che ha scoperto è che dietro molti di questi video c’è una struttura quasi piramidale. Il creator che promuove un metodo di guadagno facile spesso non guadagna direttamente dall’applicazione di quel metodo, ma dalla vendita di corsi che insegnano come fare quella cosa. Chi compra il corso riceve, tra le altre cose, un copione già pronto per realizzare video identici a quello che l’ha convinto a comprare. A quel punto il ciclo ricomincia: il nuovo video attirerà nuovi acquirenti, che compreranno lo stesso corso, che riceveranno lo stesso copione. “Il vero obiettivo è portare nuovi utenti paganti ai corsi”, spiega Ryan. Quando si vedono grosse dichiarazioni di guadagno senza nessuna spiegazione di dove arrivino i clienti, aggiunge, è perché i clienti sono gli spettatori stessi.

In molti casi, Ryan ha pagato di tasca sua per accedere a questi corsi e contenuti premium. Ci ha trovato “molta roba riciclata, materiale generato dall’intelligenza artificiale, libri con diritti di rivendita che si trovano ovunque. Ma ogni tanto c’è qualcosa di solido. La differenza è se ti insegnano davvero a fare qualcosa o se ti vendono solo l’idea di poterlo fare”.

Un altro meccanismo diffuso è quello delle affiliazioni. Funziona così: un’azienda che vende un prodotto o un servizio — un’app, una piattaforma, un corso — offre una commissione a chiunque porti nuovi utenti. Di per sé non c’è nulla di illegale: è il principio su cui si basano, per esempio, i codici sconto personalizzati degli influencer. Il problema è che la commissione viene pagata sull’iscrizione, non sui risultati. Questo significa che chi promuove il prodotto ha tutto l’interesse a esagerarne il potenziale, anche se sa benissimo che non funziona.

“Mi hanno contattato gruppi che offrivano commissioni per siti di ogni tipo”, racconta Ryan. “Piattaforme per vendere foto dei piedi, strumenti per creare libri da colorare con l’intelligenza artificiale. Vogliono che tu promuova quanto è facile fare soldi, quando sanno che non c’è domanda reale o che il prodotto non può competere sul mercato”. Il creator ci guadagna comunque e l’azienda incassa i soldi delle iscrizioni: l’unico che ci rimette è l’utente che ci ha creduto.

Questo genere di truffe trova terreno particolarmente fertile in una generazione, la cosiddetta “gen Z”, quella dei nati tra il 1997 e il 2012, che alle side hustle è abituata da anni. Secondo un recente sondaggio, il 57% degli intervistati statunitensi della gen Z ha una side hustle. Un altro report, pubblicato nel febbraio del 2023, ha intervistato diecimila persone in dieci paesi diversi: Stati Uniti, Brasile Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Sudafrica, Cina, India e Singapore. Ha scoperto così che il 40% degli intervistati gen Z dichiarava di fare almeno due lavori diversi, contro il 36% dei millennial e il 21% dei baby boomer.

Per alcuni, questi lavoretti servono soprattutto a rispondere a dei bisogni di soddisfazione personale. Come ha scritto la giornalista Olivia Goldhill su Quartz, in molti casi le side hustle offrono “qualcosa che vale molto più dei soldi: una protezione contro la sensazione di essere bloccati, annoiati, fregati dalla vita”. Se il lavoro principale non ti definisce né ti soddisfa, il lavoretto secondario può diventare il luogo in cui esprimi chi sei davvero.

Molto spesso, però, lo si fa per ragioni puramente economiche, per aggiungere qualche soldo in più a un salario stagnante in un periodo in cui il costo della vita è in aumento costante e il mercato del lavoro è sempre meno stabile. “Oggi hai un lavoro, domani potresti essere licenziata. Le side hustle riguardano sicurezza e controllo, in un’economia così imprevedibile”, ha detto al Guardian Aashna Doshi, ingegnera software a Google che nel tempo libero produce contenuti sui social. In questo contesto, molte side hustle danno l’impressione di avere una barriera d’ingresso bassissima: bastano un telefono e una connessione. E per una generazione cresciuta guardando gli influencer sui social, l’idea di guadagnare online è tutt’altro che aliena. 

Ryan riceve messaggi di ogni tipo: c’è chi lo ringrazia per averlo aiutato a evitare una fregatura, chi gli chiede di testare qualcosa che ha visto online, chi gli racconta di aver trovato qualcosa che funziona davvero. Qualche volta, poi, lo contattano anche i creator che ha smascherato. “Alcuni mi hanno mandato minacce legali. Altri hanno provato a spiegarmi perché non stavano truffando nessuno, ma senza farmi entrare nei loro corsi per verificare che avessero ragione. E qualcuno, a dire il vero, si è rivelato onesto e aperto al confronto”.

Per Ryan, il punto non è che tutto sia una truffa: è che quasi nulla funziona come viene pubblicizzato. Fare soldi online con un canale YouTube o un blog è assolutamente possibile: quel che raramente viene sottolineato a sufficienza, però, è che richiede un tipo di investimento molto intenso, soprattutto in termini di tempo e di energie. 

Alla domanda se le side hustle possano essere qualcosa di positivo, quindi, Ryan risponde con una storiella: “C’è quella dei tre uomini che posano pietre. Uno dice che sta soltanto mettendo un mattone sopra l’altro. L’altro dice che sta facendo soldi. Il terzo dice che sta costruendo una cattedrale”. La morale, per lui, è che dipende tutto da come ci si approccia: “Se tratti la tua side hustle come un progetto di lungo periodo, e non come una caccia ai soldi facili, allora ne può valere la pena”. Altrimenti, sei solo un altro che posa mattoni per qualcun altro.

Viola Stefanello