Era agosto del 2025 quando gli astronomi scoprirono un nuovo corpo celeste. Aveva una traiettoria particolare, perché non era un’orbita chiusa attorno al Sole, ma descriveva un’iperbole. Voleva dire che quell’oggetto veniva da un altro sistema stellare, ne era stato espulso e, viaggiando nello spazio interstellare, era arrivato casualmente dalle nostre parti. Era 3I/ATLAS, la terza cometa interstellare mai scoperta nella storia. La cosa stupefacente è che questo tipo di fenomeno può riguardare non solo piccoli oggetti, ma talvolta anche mondi interi.
Sono noti come rogue planets, free-floating planets, pianeti vagabondi, pianeti interstellari, tanti nomi ma insomma sono pianeti senza sole che vagano nello spazio tra le stelle. Il termine tecnico è quello di Oggetto isolato di massa planetaria (isolated planetary-mass object o iPMO) e il primo fu scoperto nel 2000, con il telescopio inglese UKIRT che, con i suoi occhi infrarossi, osserva il cielo da oltre 4000 metri di altitudine sul Mauna Kea, alle Hawai’i. Cercando nella Grande Nebulosa d’Orione (M42), i ricercatori avevano scovato alcune nane brune e alcuni pianeti isolati.
Questo tipo di oggetti si può formare in due modi: possono essere pianeti che vengono espulsi dal proprio sistema planetario, oppure possono formarsi direttamente da una nebulosa. Non dovrebbe stupire troppo: come diceva Leibniz “la natura non fa salti” (a meno che non stiamo parlando di meccanica quantistica, ndr). Se da una nebulosa il materiale si può accumulare formando stelle, può farlo anche in misura minore formando nane brune, pianeti, pianeti nani, sassolini, polvere. Tra un granello di polvere e un mostro cosmico come un buco nero di 6 miliardi di soli, l’unica differenza basilare è la quantità di massa a disposizione. Le altre proprietà, dalla formazione di superfici solide alla capacità di innescare reazioni nucleari, sono una conseguenza.
I pianeti interstellari sono quindi mondi senza sole e si stima ne esistano a miliardi a vagare lì nell’oscurità del cielo. Difficile immaginare la vita su pianeti così. O invece la natura potrebbe stupirci a tal riguardo? Ci sono almeno due possibilità su cui possiamo fare speculazioni: le lune di pianeti giganti e i mondi iceani.
Partiamo da un presupposto, per cercare luoghi abitabili cerchiamo innanzitutto i corpi rocciosi in cui ci possa essere acqua liquida. Nei sistemi planetari si parla di fascia di abitabilità, quella regione del sistema in cui può esistere l’acqua liquida. Il confine interno della fascia di abitabilità è il punto in cui l’energia della stella diviene così intensa da portare l’acqua a evaporare così tanto da innescare un forte effetto serra che riscalda ulteriormente l’atmosfera, facendo evaporare altra acqua in un meccanismo che si autoalimenta fino a evaporazione completa – è il caso del pianeta Venere.

Il confine esterno invece è dove l’effetto serra non è più sufficiente per riscaldare abbastanza il pianeta. Possono accadere due cose: l’energia dalla stella non è più sufficiente, oppure l’anidride carbonica inizia a congelare, non svolgendo più il suo ruolo di gas serra. Questo ragionamento però fa riferimento a un pianeta come la Terra.
Se l’atmosfera, invece di avere l’anidride carbonica, fosse ricca di idrogeno molecolare, la faccenda sarebbe diversa. L’idrogeno molecolare produrrebbe un forte effetto serra ma, al contrario dell’anidride carbonica, non può condensare in ghiaccio. Pertanto, un mondo ricco di questo gas potrebbe avere acqua liquida anche a grandi distanze, persino oltre la distanza di Saturno dal Sole. Un’ipotesi speculativa è quella dei mondi iceani (una crasi tra idrogeno e oceano), mondi ricoperti d’acqua ma dotati di un’atmosfera di idrogeno molecolare. Uno studio del 1999 speculò sulla possibilità che mondi così possano restare abitabili anche in assenza di stella, tanto sarebbero in grado di mantenere calore. Cioè, potrebbero esistere mondi con oceani liquidi, ma senza sole.
Ma c’è un’latra possibilità. Se il corpo planetario invece che orbitare attorno alla stella, orbita attorno a un pianeta gigante, le forze di marea del gigante e delle sue lune possono comunque produrre il calore necessario, anche se il corpo è ben fuori dalla fascia di abitabilità. Molte lune ghiacciate del Sistema Solare, come Europa attorno a Giove ed Encelado attorno a Saturno, sono dotate di oceani liquidi sotterranei anche se sono in zone dove l’acqua dovrebbe congelare completamente. Uno studio del 2026 ha tirato in ballo l’ipotesi che esolune iceane possano avere oceani liquidi persino se orbitano attorno a pianeti interstellari.
Ipotesi affascinanti ma con un piccolo problema: anche se queste sono teoricamente possibili, finora non abbiamo mai trovato alcun mondo iceano, né nessuna esoluna quindi, almeno per ora, queste ipotesi restano nell’ambito della pura speculazione astrobiologica. Certo è che pensare a queste ipotesi non è un gioco fine a sé stesso, ma è un importante esercizio teorico per indirizzare la ricerca di vita su altri mondi. La nostra casistica biologica si limita alla sola vita terrestre, se vogliamo cercare vita altrove dobbiamo prendere in considerazione anche ipotesi di vita molto diversa dalla nostra.
Luca Nardi