La Spagna si salva dalla geopolitica con le rinnovabili

a cura di Alessia Mircoli
La Spagna si salva dalla geopolitica con le rinnovabili

Per anni la transizione energetica è stata raccontata quasi esclusivamente come uno strumento per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il cambiamento climatico. Negli ultimi mesi, però, la Spagna sta mostrando un altro aspetto spesso sottovalutato delle energie rinnovabili: la loro capacità di proteggere un paese dalle crisi energetiche internazionali. Mentre il nuovo aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha riportato sotto pressione i mercati di gas e petrolio, infatti, i consumatori spagnoli stanno subendo rincari molto più contenuti rispetto ad altri Paesi europei. Non si tratta di una coincidenza, ma del risultato di una trasformazione del sistema elettrico iniziata anni fa e accelerata dopo la crisi energetica scatenata dall’invasione russa in Ucraina.

Se guardiamo indietro, a partire dal 2022 si è verificata una diffusione senza precedenti di impianti fotovoltaici ed eolici, anche se gli ultimi in misura minore, sul territorio iberico. Questa misura, che inizialmente aveva attutito solo in parte lo shock dell’invasione russa in Ucraina a causa di un’infrastruttura ancora in via di completamento, si è rivelata una difesa formidabile durante le recenti turbolenze in Medio Oriente. Nonostante i pesanti bombardamenti e i forti timori legati al blocco totale dello Stretto di Hormuz (un punto di snodo cruciale che in passato avrebbe fatto tremare i mercati di tutto il mondo), i cittadini spagnoli hanno beneficiato di un vero e proprio scudo tariffario. A certificarlo nel dettaglio è un’analisi del prestigioso centro studi britannico Ember, secondo cui la svolta sostenibile della Spagna avrebbe letteralmente blindato il Paese dai rincari della luce, garantendo un risparmio medio di dieci euro al mese per ogni singola famiglia.

Il divario con il resto del continente si è dimostrato netto e per certi versi sorprendente. Laddove le altre nazioni europee hanno dovuto fare nuovamente i conti con i contraccolpi del prezzo del gas sulle tariffe elettriche all’ingrosso, la Spagna ha infatti potuto contare su un alleato fondamentale: una primavera meteorologicamente perfetta. Il conflitto in Iran si è svolto nel corso di una stagione particolarmente favorevole in Spagna per l’energia eolica, solare e anche idroelettrica, che hanno contribuito in modo sinergico a sostituire il gas. A fare la differenza è stato anche lo stato di capienza dei bacini idrici, ai massimi livelli dopo un autunno e un inverno caratterizzati da piogge record. Questo quadro climatico ha creato una tempesta perfetta, ma di segno opposto rispetto al passato, permettendo alle fonti pulite di generare elettricità a costi bassissimi e di azzerare la necessità di bruciare combustibili fossili.

I dati di Ember evidenziano una vera e propria inversione di tendenza e dimostrano come i legami strutturali del mercato stiano cambiando. Nei primi cinque mesi del 2026, il gas ha dettato i prezzi dell’energia elettrica solo nel 9% delle ore totali, contro il drammatico 52% registrato nello stesso periodo del 2021. Questa drastica ritirata della fonte fossile si deve principalmente a un balzo del 37% della produzione green tra il 2021 e il 2025. La riduzione dell’influenza del metano sul sistema elettrico spagnolo è il sintomo di una progressiva indipendenza che si sta ulteriormente rafforzando proprio in questi mesi grazie alla diffusione di massa degli accumulatori e delle batterie di nuova generazione, capaci di dare stabilità alla rete anche nelle ore di assenza di luce.

Senza questa metamorfosi strutturale, l’ondata di rincari del gas scattata a marzo a causa delle tensioni internazionali avrebbe gonfiato le bollette delle famiglie spagnole in regime tutelato di circa il 19%. Spezzando il legame diretto tra le quotazioni del metano e il costo della luce, la Spagna e il Portogallo sono riusciti a conquistare il podio dei mercati elettrici più economici d’Europa nei primi mesi del 2026. Si tratta di una situazione diametralmente opposta a quella dell’Italia, la cui forte e cronica dipendenza dai combustibili tradizionali ha spinto i prezzi di marzo a una media di 143 euro per megawattora, esattamente il triplo rispetto ai 42 euro registrati nello stesso mese in Spagna. Questa forbice tariffaria non rappresenta solo un risparmio per le famiglie, ma si traduce in un enorme vantaggio competitivo per le imprese spagnole rispetto a quelle italiane.

Negli ultimi mesi molti esperti internazionali in materia di energia e clima hanno citato la Spagna come esempio globale dei benefici concreti ottenibili dall’abbandono dei combustibili fossili. A marzo, Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha elogiato il modello iberico definendolo un punto di riferimento mondiale in termini di decarbonizzazione. Stiell ha ricordato come il fotovoltaico e l’eolico, supportati dal crollo dei costi tecnologici delle batterie, offrano ormai una sicurezza e una convenienza economica di gran lunga superiori a qualsiasi fonte fossile. La tesi Onu è chiara: non si tratta più solo di un dovere morale nei confronti del pianeta, ma di una strategia di pura convenienza economica per i bilanci statali e per le tasche dei cittadini.

Il percorso verso l’indipendenza energetica ha comunque dovuto superare prove durissime e momenti di forte tensione interna. Il caso più eclatante è stato il gigantesco blackout dell’aprile 2025 che ha lasciato al buio oltre 60 milioni di persone tra Spagna e Portogallo, offrendo gioco facile ai sostenitori del nucleare e dei vecchi combustibili per attaccare l’intermittenza delle fonti pulite. Nella relazione di Ember si sottolinea tuttavia che, nonostante quell’incidente macroscopico, la crescita delle energie rinnovabili ha mantenuto intatto il suo slancio. Da quel momento, la produzione mensile combinata di eolico e solare è rimasta stabile a una media di 1,3 gigawattora di potenza, una cifra persino superiore rispetto all’anno precedente, dimostrando che l’incidente non ha frenato gli investimenti.

Al contrario, la crisi del blackout ha spinto le istituzioni a varare riforme normative per sbloccare i sistemi di accumulo a batterie, che secondo le stime dovrebbero quadruplicare entro la fine del 2026. Gli esperti della Fundación renovables sottolineano che questo è solo il punto di partenza: eliminando i residui protocolli di emergenza legati al gas – introdotti temporaneamente proprio per controllare la tensione dopo il blackout del 2025, e aggiornando le normative di rete, il risparmio per i cittadini potrebbe essere ancora più consistente. Con molti impianti rinnovabili già tecnicamente in grado di garantire la stabilità della tensione e la massiccia diffusione delle batterie all’orizzonte, la Spagna sta trasformando la sua difesa iniziale in una corazza strutturale. Il “coltellino svizzero” degli accumulatori permetterà di superare le ultime resistenze, dimostrando al mondo che l’autonomia energetica è la migliore polizza assicurativa contro le prossime e inevitabili tempeste geopolitiche.

Alessia Mircoli