I processi deliberativi sono semplici da spiegare: persone selezionate a caso (ma con una rilevanza statistica di rappresentatività) sono chiamate a riunirsi in un luogo fisico per prendere una decisione su un tema specifico. Per prendere quella decisione, è possibile che debbano dibattere, cioè confrontarsi su punti di vista, opinioni e pareri che possono essere divergenti. La deliberazione è una forma di partecipazione fondata su un processo dialogico e di confronto continuativo.
Questa semplificazione non tiene conto di tante variabili, ma si può tentare di enuclearne due. Bisogna infatti fare alcune decisioni preliminari prima di arrivare al punto in cui davvero si può costruttivamente discutere: innanzitutto, bisogna individuare la scala decisionale. Si parlerà del parco di quartiere, dei data center regionali, della cannabis nazionale o dei progetti di transizione climatica europei? Questa dimensione è detta di “scalabilità”: dal piccolo al grande e viceversa – dal quartiere all’Unione europea, dunque le difficoltà di individuare, radunare, organizzare le persone in campioni sufficienti diversificati da rappresentare le comunità di riferimento.
E c’è un’altra considerazione persino precedente: chi sceglie il tema oggetto di deliberazione?
All’aumentare del numero dei partecipanti cresce anche la quantità di dati da gestire, e il patrimonio informativo generato da questi processi. Per questo fine, l’intelligenza artificiale si può rivelare un prezioso alleato per efficacia ed efficienza nell’analisi qualitativa e quantitativa. Sintesi automatica dei testi, analisi del dialogo, sentiment analysis e topic modeling – cioè l’individuazione dei temi ricorrenti e la loro classificazione – sono altre funzioni che secondo Apolitical l’IA può svolgere integrando l’intelligenza umana (e in particolare il cosiddetto Gruppo Deliberativo, incaricato di svolgere una funzione di facilitazione e accompagnamento del processo).
In linea generale, trattandosi di un esempio di esercizio democratico, un’ampia partecipazione al processo deliberativo ne aumenta la credibilità e la forza di pressione sui decisori politici. In democrazia i numeri contano, e il consenso deve sempre avere l’ambizione di essere massimamente diffuso – conta la sua ampiezza, non più la sua intensità ideologica. E se le raccomandazioni arrivano da molte più persone, come nel caso delle petizioni, è più difficile giustificare il fatto di ignorarle nel processo legislativo, ad esempio.
Per questa ragione, piattaforme integrate con l’IA possono soddisfare alcune esigenze, come il monitoraggio dei temi urgenti che emergono dalla partecipazione, fornendo una loro sintesi per identificare proposte politiche di interesse dei partecipanti.
Gli esempi sono tanti, e in capo soprattutto a centri di ricerca e privati, attivi nella cosiddetta “deliberative tech”. Anche perché pochi sono a conoscenza, ad esempio, del fatto che tra i principali obiettivi dell’Unione europea, nonché questione di sopravvivenza nel lungo periodo, c’è il contrasto al calo della fiducia nelle istituzioni, e al divario in termini di senso di appartenenza tra i cittadini dei paesi dell’Unione. L’UE finanzia generosamente l’istituzionalizzazione di processi deliberativi efficaci e l’utilizzo dei progressi dell’intelligenza artificiale e delle competenze digitali dei cittadini con il progetto AI4Deliberation, volto a sviluppare strumenti e linee guida di IA etica per aiutare i governi a mettere in atto e valutare deliberazioni di massa ludicizzate. Finanziato nell’ambito del Cluster 2 del programma Horizon EU, il budget per il progetto “Artificial Intelligence for Institutionalised, Multimodal, Gamified, Mass Democratic Deliberations” ammonta a quasi 3 milioni di euro.
Anche Google c’ha messo la faccia e le risorse con il Google.org Impact Challenge: Strengthening Democracy in Europe, un bando lanciato da Google.org con un fondo di 15 milioni di euro per finanziare organizzazioni europee che sviluppano progetti in grado di rafforzare la resilienza democratica, spesso facendo leva su tecnologie digitali e IA. Tra i tre assi principali del bando, accanto all’integrità del processo elettorale e all’educazione civica tramite alfabetizzazione digitale, figura proprio la democrazia deliberativa e il rafforzamento del dialogo civico anche tramite “deliberative tech”. Non solo piattaforme di voto online, ma qualcosa di più complesso, decalcomania pixelata delle assemblee cittadine. Il bando è aperto a organizzazioni no profit, enti civici, università, imprese sociali, con contributi tra 250.000 euro e oltre il milione per progetto.
Tra le piattaforme più note oggi ci sono CitizenLab e vTaiwan, piattaforma il cui primo successo è stato discutere della regolamentazione di Uber. Ci sono anche Your Priorities (sviluppata da Citizens.is con l’obiettivo di integrare un modello linguistico open source simile a Chat Gpt); Polis, del Computational Democracy Project, che individua in modo clusterizzato aree di consenso o disaccordo sulle opinioni degli utenti; Adhocracy+, piattaforma basata su sondaggi, discussioni e votazioni sviluppata da Liquid Democracy, secondo criteri espliciti di razionalità, reciprocità, rispetto, costruttività; infine ZenCity aiuta governi e organizzazioni a comprendere meglio le proprie comunità attraverso strumenti di partecipazione, monitoraggio dei social media e analisi dei dati, usando tecniche di elaborazione del linguaggio naturale (NLP).

Deliberazione e partecipazione in Italia
In Italia, qualcosa di paragonabile a questi esempi internazionali si chiama Primarie delle Idee. È nata neanche sei mesi fa e risponde proprio a quelle due variabili: chi decide i temi da affrontare, e come possono tutti avere accesso a questa decisione.
C’è una distinzione sottile da avanzare per capire la natura delle Primarie delle Idee nel panorama italiano. Una piattaforma come quella Rousseau è stata utilizzata dal Movimento 5 Stelle principalmente per organizzare la deliberazione per i propri iscritti e prendere una decisione.
Le Primarie delle Idee sono invece ispirate a Decidim, piattaforma open source per la democrazia partecipativa che consente a istituzioni e organizzazioni di creare spazi digitali per coinvolgere i cittadini nelle decisioni collettive. Nata a Barcellona, la piattaforma è un progetto tecnopolitico che si configura come bene comune digitale, pertanto opensource e gratuito.
Un esempio simile è anche “Decidiamo Emilia-Romagna”, spazio digitale basato su Decidim, nato per volontà della Regione per raccogliere proposte, promuovere consultazioni pubbliche e accompagnare percorsi partecipativi regionali.
Così le Primarie delle Idee non servono a prendere esecutivamente delle decisioni, ma a incrementare la partecipazione attraverso l’atto di proposta propria e di voto delle proposte altrui. A differenza dei processi deliberativi, in cui i partecipanti sono selezionati attraverso le “lotterie democratiche”, chiunque può partecipare alla piattaforma integrata con l’IA.
Così è stata fortemente voluta da parte di due persone in particolare: Matteo Renzi e Tommaso Nannicini. All’economista e politico, professore all’Istituto Universitario Europeo, ho fatto delle domande sulla Piattaforma.
Perché adesso? Cosa vi ha spinto a investire davvero nella partecipazione digitale?
Perché la distanza dei cittadini dalla politica si misura sia sul “cosa” sia sul “come”. Sui temi di cui si interessa la politica e che spesso appaiono distanti dalla vita delle persone. E sul “come”, sui cavilli e sui tecnicismi rispetto ai quali le discussioni tra politici rischiano sempre di avvitarsi. La nostra piattaforma nasce per avvicinare il “cosa”, lasciando agli iscritti la scelta dei temi prioritari da risolvere, e per avvicinare il “come”, usando l’intelligenza artificiale generativa per aiutare gli iscritti a sviluppare le proprie proposte in maniera solida e rigorosa.
La qualità di una deliberazione democratica dipende anche dalla possibilità che i partecipanti dispongano di condizioni informative sufficientemente equilibrate. L’agente AIDEA aiuta infatti a scrivere la proposta: è un considerevole strumento di empowerment, che serve ad appianare le differenze in termini di alfabetizzazione tecnica rispetto al tema, ad esempio.
Perché è così importante il facilitatore civico AIDEA? – Se possibile, menzionare la differenza rispetto alla piattaforma partecipativa promossa da AVS
AIDEA vuole ridurre il fossato tra iniziati (politici di professione) e cittadini. A tutti capita spesso di chiedersi perché la politica non fa una certa cosa per risolvere un certo problema, ma poi non abbiamo tempo per approfondire il perché, quali vincoli ci sono, quali effetti collaterali si rischia di creare, quali interessi di svantaggiare. AIDEA è un facilitatore civico IA con il compito di aiutare gli iscritti a trasformare un’idea in una soluzione, un problema in una politica concreta.
Ma l’altra caratteristica di un processo deliberativo è la sua legittimità.
AIDEA è un assistente AI costruito sopra un modello generativo di base, con un’architettura applicativa pensata per le esigenze specifiche di una piattaforma con queste finalità. È stato configurato tramite documenti politici, template di proposte di policy, criteri su come relazionarsi all’utente (il tono da avere, le domande utili per spingere all’approfondimento).
A quale perimetro politico-valoriale fa riferimento? E chi si è incaricato di disegnare i confini ideali delle proposte ammissibili?
AIDEA è stata allenata sulle nostre istruzioni precisi, rispetto ai compiti, allo stile e alla base di conoscenza da utilizzare. In verità ne esistono più versioni, sui cui effetti vorremmo condurre analisi scientifiche. Ma il compito è lo stesso: aiutare gli utenti a sviluppare proposte concrete. Ci sono ovviamente dei “guardrails” incorporati nel modello, in modo che non si possano sviluppare idee o linguaggi volgari o discriminatori. Dopodiché, ci sono dei filtri non automatici che vengono affidati al controllo del comitato dei garanti: una misura di incostituzionalità, una misura di insostenibilità finanziaria e una misura di scarsa aderenza alla nostra carta dei valori “riformista”. Per ora nessuna proposta è stata segnalata come non compatibile dal comitato. Segno di una comunità omogenea che si autoregola.
L’IA, dopo aver aiutato a formulare la proposta, prende il materiale e lo categorizza. In seguito, fa quello che in teoria la politica dovrebbe sempre fare: mette insieme le idee, incentivando l’aggregazione di proposte simili per allargare il consenso.
La governance della piattaforma è composta da tre bracci principali: un comitato di indirizzo politico, uno dei garanti che assicura la qualità del processo, e uno esecutivo che gestisce il funzionamento della piattaforma. Le proposte lanciate nello Spazio pubblico delle Idee sono in competizione fra loro: attraverso la piattaforma si può aderire, commentare e organizzare eventi per discuterle. Ogni interazione viene registrata e contribuisce al punteggio della proposta, aumentandone la visibilità e la posizione in classifica. A settembre, le proposte più in alto in classifica saranno votate dagli utenti: le più votate diventeranno le priorità programmatiche dell’area riformista.
La trasparenza è alla base della legittimità di un processo decisionale. Come siete sicuri di poterla garantire?
Molte idee portano avanti proposte simili o adiacenti, il compito del comitato dei garanti – sostenuto da strumenti IA – sarà quello di accorpare le proposte vicine in pacchetti per dare loro più forza e visibilità. Tutto sarà fatto sulla piattaforma, in forma trasparente e appellabile da chi ha fatto proposte.
Settembre sarà dedicata alla mobilitazione e al confronto sulle proposte selezionate. Lo slogan è, del resto, quello di non partire dai nomi, ma dalle idee: e le idee vengono da chi il paese lo vive e lo anima ogni giorno in ogni sua propaggine.
Concretamente, cosa significa questa piattaforma per il posizionamento di Italia Viva – Casa Riformista nel campo largo, in vista delle elezioni nazionali?
Significa parlare di proposte e non di personalismi. Significa raccogliere idee e competenze sparse nel Paese per metterle a disposizione di un processo più largo che costruisca un’alternativa credibile all’attuale maggioranza di centrodestra. L’alternativa non arriverà dall’organizzazione di eventi o da sigle più o meno inventate, ma da idee forti della vita che si portano dietro.
Le proposte sono 1220, ma c’è ancora tempo. C’è sempre tempo, per partecipare.
Ludovica Taurisano