CINEMA

Backrooms, Obsession, Undertone: nuove macchine per vecchie paure

Backrooms, Obsession, Undertone: nuove macchine per vecchie paure

Il 28 dicembre 1895, alla presenza di 33 spettatori paganti, Louis Jean Lumière e suo fratello presentano uno spettacolo composto da dieci di quelle che lui stesso definiva vues.
Non erano veri e propri film, come li conosciamo oggi: erano rappresentazioni inedite della realtà, punti di vista sul mondo catturati al fine di produrre uno spettacolo nuovo.
Erano immagini di operai, di un treno, del mare. Tutto per la prima volta. E questo può essere utile per ricordare che il Cinema nasce con l’intento preciso di reinterpretare le forme della realtà attraverso un mezzo innovativo e tecnologico.

Da lì in poi, i registi hanno cercato di portare avanti la sperimentazione, sfruttando la tecnologia per visualizzare e realizzare le proprie idee. Oggi, con l’avvento di strumenti che non si potevano neanche immaginare fino a vent’anni fa, si potrebbe pensare che il Cinema non sia più centrale nella discussione, che ormai sia una forma di rappresentazione invecchiata, non più connessa con l’attuale e con l’interesse dei giovani pionieri dell’audiovisivo. Ma non è così. Senza fare spoiler, vi racconto tre horror molto recenti, tre esordi cinematografici, tre grandi successi commerciali che, anche con pochissimi soldi, riescono a utilizzare la tecnologia come oggetto creativo, come strumento preparatorio o addirittura come anima e tema dell’opera.

Dal digitale alla realtà:

Backrooms (2026)

Budget: $10,000,000
Incasso: (aggiornato al 9 Giugno 2026): $212,971,260

Il più atteso e anticipato dei tre.
Kane Parson, classe 2005, si presenta con un adattamento cinematografico della sua stessa webserie, a sua volta ispirata a una leggenda metropolitana trovata in rete. A proposito di questi 24 episodi pubblicati su Youtube è necessario un piccolo inciso: non avendo i mezzi adatti per rappresentare le sue idee nella realtà, Parson si è affidato a Blender, un software di modellazione, animazione, montaggio video, rendering e creazione di effetti visivi sia tridimensionali che bidimensionali.

Il giovanissimo regista crea il suo universo al computer, ci catapulta dentro un punto di vista in movimento e poi aggiunge il sonoro. E come risolve il problema dell’aspetto “gommoso” delle immagini create da Blender? Semplice: rovinando la qualità delle immagini, nascondendole dietro una finta ripresa in POV fatta con una videocamera amatoriale degli anni 90.
Un esempio ottimo di come un limite tecnico può diventare il tratto più identificativo di uno stile.
Quello che è successo dopo è semplicemente che qualcuno si è accorto del talento di questo ragazzo, dei numeri che le sue idee facevano sulla piattaforma di streaming e giustamente gli è stata offerta una grande possibilità.
Il regista ha dichiarato che la costruzione del set ha occupato più di 3000 metri quadrati di spazio e che tutto era già stato progettato, disegnato e realizzato su Blender.
Intorno al film sono già state spese molte parole e costruite mille teorie. Io mi limito a sostenerne una – che lega come un fil rouge i tre esordi: è evidente la ricerca spasmodica di uno spazio o di una condizione dove le regole del mondo non sono quelle a cui siamo abituati.

Anteprima del risultato:

Obsession (2026)

Budget: $750,000
Incasso (aggiornato al 9 giugno 2026): $209,121,395

Una plusvalenza da record, una piccola perla che si appresta a diventare un film di culto.

Il genio dietro la macchina da presa si chiama Curry Baker; 26 anni, già attivo da tempo sui social come autore e interprete di sketch comici e regista di cortometraggi horror. Anche sulla qualità di questo film sarebbe superfluo spendere elogi e frasi fatte: i numeri al botteghino parlano da soli, i commenti del pubblico sono euforici e il film è oggettivamente curato e studiato.

Il regista ha raccontato di aver preparato le inquadrature grazie alla tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging), ovvero un telerilevamento che utilizza impulsi di luce laser per misurare distanze e creare mappe 3D ad alta risoluzione dell’ambiente circostante. Sembra fantascienza? In verità il sensore LiDAR è molto più comune di quanto si possa pensare: da anni è parte integrante di numerosi modelli di smartphone.

Per il film, una volta mappati gli ambienti, i dati venivano inseriti dentro CineTracer, un simulatore in grado di previsualizzare le scene. Tutto questo ha permesso di preparare posizioni, luci e movimenti prima di arrivare sul set, facendo risparmiare una grande quantità di tempo. E il tempo è denaro.

L’era dei Podcast:

Undertone (2025)

Budget: $500,000
Incasso (aggiornato al 9 giugno 2026): $21,623,750

Il Cinema si guarda. Il Cinema si ascolta.

Il 30 ottobre 1938, durante una trasmissione radiofonica della CBS, Orson Welles reinterpretò il romanzo La guerra dei mondi, raccontando di un’invasione aliena come se fosse un fatto di cronaca attuale. Tutti si chiusero in casa, alcuni si rifugiarono nei bunker, molti presero in mano il fucile.

Anche il regista canadese Ian Tuason, prendendo ispirazione da un brutto periodo della sua vita, aveva inizialmente ideato il suo film come radiodramma horror.
A differenza dei primi due film citati, dove la tecnologia è stata fondamentale nel processo creativo, Undertone mette al centro della discussione il prodotto comunicativo più celebre degli ultimi anni: il podcast.
Buona parte del film si svolge in una stanza, dove una giovane donna registra la propria voce, parlando a un microfono collegato al computer, ascoltando audio inquietanti arrivati via mail, e comunicando per telefono con un collega.
L’ennesima dimostrazione che il sonoro è la vera forza emotiva di un’opera cinematografica.
Non stupisce il fatto che a Ian Tuason sia stato affidato il nuovo capitolo di Paranormal Activity.


Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono arrivati sul mercato da qualche anno e ogni mese sembrano più semplici e più efficaci. James Cameron ha ammesso che per ottimizzare i costi della saga di Avatar, un attento utilizzo dell’IA potrebbe rivelarsi utile.
Harmony Korine, regista che ha fatto della sperimentazione la sua qualità più riconoscibile, ha apertamente appoggiato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Anche Martin Scorsese recentemente si è aperto all’utilizzo del tool, testando Black Forest Labs, un programma per generare uno storyboard completo semplicemente descrivendo le inquadrature desiderate.

Ma Parson, Baker e Tuason sembrano essere di un’altra scuola. Utilizzano temi e strumenti del presente, ma non hanno intenzione di affidare le responsabilità a una macchina. Non possiamo sapere se Louis Jean Lumière e suo fratello sarebbero stati favorevoli o contrari all’utilizzo dell’IA, o di tutti i mezzi tecnologici citati. Quello di cui possiamo essere certi è che entrambi avrebbero sicuramente sperimentato qualsiasi strumento disponibile. Perché ciò che conta davvero è la magia, non il trucco che c’è dietro.

Matteo Manganelli