I luoghi dei ricordi dell’infanzia sembrano avere colori più accesi. Sfocate come una vecchia foto scattata con una Kodak usa e getta, le immagini di parchi giochi, negozi con vecchie insegne colorate e salotti con televisori a tubo catodico sono la nuova tendenza nostalgica virale sui social in Cina.
Il Dreamcore è un’estetica e una subcultura del web che evoca l’atmosfera surreale e nostalgica dei sogni e include i ricordi dell’infanzia in quelli che oggi vengono definiti spazi liminali, ovvero non luoghi o luoghi di sospensione e passaggio. Ma, a differenza delle Backrooms, il Dreamcore cinese non ha nulla di inquietante, ma è, anzi, confortante.
Questo fenomeno culturale non è solo un’evocazione nostalgica del passato, ma una critica sottile al presente.
Il Dreamcore prende in prestito gli elementi dell’estetica Y2K, dai colori pop metallici alle grafiche digitali pixelate, fino a un’ispirazione cyberpunk, rielaborandoli in una sorta di estetica “retrofuturista”. I nati tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila guardano indietro al periodo in cui si riusciva a immaginare il futuro in modo ottimistico, ovvero agli anni che i netizens cinesi hanno definito come “la bellezza di una fase di crescita economica”.
In quegli anni la Cina stava vivendo la propria ascesa economica, insieme alla repentina urbanizzazione delle città e a una maggiore apertura alla globalizzazione. A differenza delle generazioni precedenti, queste hanno vissuto un’infanzia segnata da un maggiore accesso ai consumi, con centri commerciali, fast food internazionali, parchi divertimento, videogiochi e una crescente influenza della cultura globale. Eventi simbolici come le Olimpiadi di Pechino del 2008 o l’Expo di Shanghai del 2010 hanno profondamente segnato l’immaginario di questa generazione.
«Sei tornato indietro. Sei a Pechino nel 2008 e le Olimpiadi stanno per iniziare», spiega la caption di una delle tante immagini nostalgiche che circolano su Bilibili, l’analogo cinese di YouTube.

Questo trend social si inserisce anche in un contesto segnato dal crescente senso di pressione vissuto dai giovani cinesi. Negli ultimi anni si è diffuso online il termine neijuan (内卷), letteralmente “involuzione”, utilizzato per descrivere una competizione esasperata nello studio e nel lavoro, dove a uno sforzo sempre maggiore non corrisponde un reale miglioramento delle prospettive di vita. Il Dreamcore cinese rappresenta una sorta di fuga temporanea dalla realtà, specialmente per una generazione che si trova a far fronte a un altissimo tasso di disoccupazione giovanile e a una realtà lavorativa competitiva e incerta rispetto alle aspettative coltivate durante l’infanzia.
Ed è proprio lo scarto tra aspettativa e realtà a lasciare un vuoto e a far sentire forte il desiderio di tornare indietro, in un qualsiasi pomeriggio dell’estate del 2006 — che potrebbe essere alla base di un Dreamcore tutto italiano, ripensando ai Mondiali di calcio di quell’anno.
Uno dei titoli più ricorrenti utilizzati dagli autori cinesi di Dreamcore sui social media, però, sottolinea anche il forte senso di solitudine che caratterizza questa estetica: «Puoi tornare indietro, ma lì non c’è più nessuno».
In questo mondo “del passato”, la vita scorre più lentamente ed è più monotona, ma il senso di vuoto non è sgradevole né inquietante. Al contrario, l’atmosfera è pervasa dal comfort e dal calore di alcuni ricordi d’infanzia, in particolare per una generazione cresciuta spesso senza fratelli e sorelle sotto la politica del figlio unico, che ha sviluppato un forte legame con alcuni oggetti e luoghi simbolici della propria infanzia.
Uno studio qualitativo del 2024 condotto dagli studenti della facoltà di Letteratura e Giornalismo dell’Università del Sichuan (SCU), attraverso interviste a creator Dreamcore della Gen Z attivi su piattaforme come Bilibili, ha evidenziato come molti partecipanti utilizzino questi contenuti nostalgici per cercare empatia e ridurre il senso di isolamento digitale.
Guardare indietro è più rassicurante che guardare avanti. Non è un caso che il Dreamcore abbia preso piede sui social, non solo cinesi, in un periodo storico in cui Millennial e Gen Z non fanno altro che rispolverare l’estetica dei primi anni Duemila, tra musica e capi di abbigliamento. A differenza della generazione dei genitori, cresciuta con film sul futuro e un’estetica orientata alla modernità del nuovo millennio, chi si affaccia oggi ai trent’anni sembra preferire vivere dentro l’eterno ricordo del passato e della promessa più ottimista di quello che sarebbe stato il futuro.
Camilla Fatticcioni